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nov 15 2017

Il lutto e la perdita

  • 15/11/2017

"Non lo superi, semplicemente ti abitui e il ricordo ti fa meno male" (cit. un paziente)

Il termine lutto viene dal latino luctus, pianto, dal tema di lugere, piangere ed essere in lutto. Quando parliamo di lutto si intende un sentimento di profondo dolore che si prova per una perdita, che non è legata soltanto al decesso di una persona cara. Il lutto comprende infatti diverse altre situazioni in cui la persona è esposta a cambiamenti o perdite, come il lavoro, divorzi, separazioni, aborti, perdite economiche e di status sociale, pensionamento, trasferimento dalla propria città.

Sicuramente la morte di un proprio caro costituisce uno degli eventi più importanti e tragici della nostra esistenza. Da un lato qualcuno che amiamo subisce ai nostri occhi il danno maggiore di cui si può restare vittima: la perdita della propria vita; dall’altro noi perdiamo a nostra volta questa stessa persona e la possibilità di condividere con lei esperienze, pensieri, affetti ed emozioni.

Le fasi del lutto

Bowlby (1982), basandosi sulle ricerche di Parkes, mette in luce come il lutto passi attraverso quattro fasi:

  • Fase di stordimento. Dura normalmente da alcune ore ad una settimana. Non si riesce a credere che la perdita sia effettivamente avvenuta e si può manifestare una calma incongrua con l’avvenimento. Tale stato emotivo può essere interrotto da improvvisi scoppi di angoscia, paura e rabbia.
  • Fase di ricerca e struggimento: a una ricerca spasmodica della persona scomparsa si associano frequentemente reazioni di rabbia e amarezza che possono essere generalizzate oppure orientate in modo preciso verso familiari, medici o quanti provino a proporre un intervento di conforto e sostegno.
  • Fase di disorganizzazione: I ricordi si fanno più intensi e compaiono irrequietezza, irritabilità, apatia, tendenza a evitare i rapporti sociali e disturbi somatici, disturbi del sonno e dell'alimentazione (riduzione o aumento dell'appetito). Si arriva ad ammettere che la perdita subita non è temporanea, ma definitiva.
  • Fase di riorganizzazione. Si caratterizza per un graduale e lento recupero delle relazioni interpersonali e degli interessi sociali; si rinuncia definitivamente alla possibilità di recuperare la persona perduta per rivolgersi alla costruzione di nuovi legami.

Il passaggio da una fase all'altra non è sempre sequenziale e può manifestarsi con diverse tempistiche e intensità. Non esiste un tempo universale per quantificare il processo di elaborazione: un normale stato depressivo conseguente al lutto dura 12-15 mesi. Se tale stato si prolunga per anni, è considerato come fattore di disagio.

Quando non riusciamo ad elaborare

E’ il caso dei cosiddetti lutti complicati, cioè quelle reazioni che non tendono a diminuire e moderarsi con il passare del tempo e che interferiscono significativamente con il funzionamento personale e sociale. Quando il lutto si accompagna a un quadro di depressione maggiore con reazioni fisiche, disturbi psicosomatici o problemi internistici abbastanza difficili da gestire per la persona, esso si configura come un vero e proprio evento traumatico: da cui ne conseguono reazioni emotive simili a quelle che incontriamo in seguito a un trauma e quindi ad un disturbo da stress post traumatico, caratterizzate da ricordi intrusivi, tendenza all'evitamento, iperattivazione fisiologica, ansia, agitazione, disturbi del sonno, sentimenti depressivi, sintomi di tipo dissociativo.

Fattori che complicano l’elaborazione del lutto

Un lutto diventa difficile da elaborare e quindi, complicato, in base ad alcuni importanti fattori di rischio legati alla perdita, quali:

  • perdita improvvisa, fulminea, senza preavviso
  • morte violenta: ferite, mutilazioni e distruzioni
  • morte provocata per mano dell’uomo in modo intenzionale o incidentale
  • sofferenza fisica ed emotiva della persona cara prima del decesso
  • suicidio e intenzionalità del(i) responsabile(i)
  • morte di un giovane
  • perdita di un figlio
  • decessi multipli per il sopravvissuto
  • assenza di rete sociale
  • storia di depressione o di altri disturbi psichiatrici
  • esperienze traumatiche, abbandono o abusi nell'infanzia
  • scarsa resilienza (capacità di reagire positivamente alle situazioni difficili/stressanti)
  • presenza di stress significativi di varia natura.

Scegliere la terapia giusta

E' importante in questa fase chiedere aiuto e concedersi uno spazio di psicoterapia in cui poter condividere e rielaborare i ricordi dolorosi, le scene di vita bloccate e quindi il lutto, in modo da potersi riadattare progressivamente alla perdita.

Una terapia di grande efficace e validata scientificamente per l'elaborazione del trauma e del lutto complicato è lEMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing). Può dare sollievo sugli aspetti più traumatici della perdita di una persona cara (per es. il momento della comunicazione della notizia, le immagini del funerale, ecc.): il ricordo doloroso si ricolloca, si riorganizza nelle reti della memoria in modo più adattivo. Nel corso della terapia, la persona comincia a trasformare e gestire la propria traumatizzazione, a concentrarsi su strategie specifiche relative le circostanze del decesso della persona cara, a favorire l’emergere di ricordi positivi e la possibilità di avere un rapporto più sereno con il ricordo del proprio caro.

Per info e appuntamenti: 0815201517 - 3318342131

Pubblicato su Giornale Tablò, Acerra, Novembre 2017


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