Questo sito web utilizza i cookie

Utilizziamo i cookie per personalizzare la tua esperienza utente e per studiare come viene utilizzato il nostro sito web. Se continui ad utilizzare questo sito web, accetti il nostro utilizzo dei cookie.
 Ulteriori informazioni
set 19 2018

Scritto da Angela Marchese

Riprende la scuola e i rischi del bullismo

Ricomincia la scuola, i compiti, le lezioni e le relazioni in classe. Riprendono le dinamiche di gruppo tra bambini e adolescenti, con i loro bisogni di crescita espressi in maniera problematica, con l’esigenza di appartenere, la paura di essere esclusi o la ricerca di ammirazione da parte degli altri. Riprendono i vecchi giochi, le derisioni in pubblico e gli atti di bullismo.
I dati registrati sull'aumento del fenomeno e il forte impatto sociale, emotivo e psicologico sulla vita di bambini e adolescenti, talvolta con conseguenze drammatiche, induce gli adulti, genitori e insegnanti ad agire tempestivamente, a saper riconoscere i segnali di disagio, a segnalare e chiedere aiuto.

E’ chiaro a molti cosa sia il bullismo, fenomeno sempre più preoccupante, che sta ad indicare una forma di oppressione attuata da un soggetto “forte” o più grande (bullo) ai danni di un soggetto percepito come “debole” o più piccolo, in cui un bambino o un adolescente sperimentano per opera di un compagno prevaricatore (o più compagni), una condizione di sofferenza, emarginazione dal gruppo e svalutazione della propria identità.

Un comportamento "bullistico" consiste in un’azione che mira deliberatamente a far del male o a danneggiare altri individui. E’ in gioco uno squilibrio di forze nell'ambito del quale il ragazzo esposto ai tormenti evidenzia difficoltà nel difendersi. Il fenomeno riguarda sia i maschi che le femmine, dai 7-8 ai 14-18 anni e si manifesta soprattutto in ambito scolastico. Il bullismo al femminile è più difficile da individuare in quanto le ragazze usano metodi di molestia meno visibili, come la calunnia e la maldicenza.

Esistono diversi tipi di bullismo solitamente catalogati come:

  • bullismo verbale: il bullo prende in giro la vittima, dicendole frequentemente cose cattive e spiacevoli o chiamandola con nomi offensivi o minacciandola;
  • bullismo psicologico: Il bullo ignora o esclude la vittima completamente dal suo gruppo o mette in giro false voci sul suo conto;
  • bullismo fisico: il bullo colpisce la vittima con colpi, calci o spinte, o la molesta sessualmente;
  • cyberbullying o bullismo elettronico: il bullo invia messaggi molesti alla vittima tramite sms o in chat o la fotografa/filma in momenti in cui non desidera essere ripresa e poi invia le sue immagini ad altri per diffamarla, minacciarla o darle fastidio;

Sintomi e conseguenze per bullo e vittima

Il Bullo è un ragazzo apparentemente sicuro di sé, con un forte bisogno di dominare, aggressivo verso i compagni più deboli, ma anche verso i genitori e gli insegnanti. Manifesta grosse difficoltà nel rispettare le regole e una bassa tolleranza alla frustrazione. Già in età precoce può manifestare comportamenti asociali come il furto, il vandalismo e l’uso di alcool.
Nei suoi atti di intimidazioni, minacce, ingiurie o molestie verso i più deboli o i “diversi” si circonda di seguaci al fine di avere maggiore protezione.

Le Vittime quasi sempre sono bambini e ragazzi tranquilli, riservati, sensibili, spesso con una scarsa autostima e un’opinione negativa di sé, ansiosi e insicuri, hanno difficoltà ad affermarsi nel gruppo e il loro rendimento scolastico diminuisce gradualmente. Possono vivere a scuola in una condizione di solitudine e isolamento e, trovandosi in situazione di debolezza, attirano gli atteggiamenti prevaricatori dei bulli.

Chi subisce prepotenze spesso, per paura o vergogna, non lo fa sapere agli adulti. E spesso gli adulti potrebbero ignorare o svalutare alcuni comportamenti o segnali di malessere dei figli quali ad esempio: evitare di andare a scuola per sottrarsi al ruolo di vittima designata dei bulli, isolamento continuo, lamentare sintomi di stress, mal di stomaco, mal di testa, incubi notturni e attacchi d'ansia.

Inoltre gli episodi di bullismo possono generare nelle vittime effetti negativi sulla concentrazione e sull'apprendimento, indurre allontanamento dalla scuola, paura di uscire di casa. Possono sviluppare fobie specifiche, comportamenti di evitamento e, nelle forme più gravi (e meno ascoltate) depressione e tentativi di suicidio. Siamo di fronte ad una sintomatologia da stress post traumatico e come tale va trattata, il prima possibile.

D’altro canto anche il “bullo” attraverso il suo comportamento manifesta un disagio che spesso è il risultato di una difficoltà nella sua famiglia d’origine e di traumatizzazione, per esempio assistere a violenza domestica, avere dei modelli di genitori maltrattanti, violenti. In questo senso il suo comportamento è una manifestazione di debolezza, insicurezza e disagio e può essere vista come una richiesta di aiuto indiretta.

Trattamento e terapia

Il trattamento deve prevedere per la vittima la cura delle conseguenze dei traumi e delle esperienze di bullismo ripetute nel tempo e per il bullo, laddove sia possibile, l’elaborazione delle storie di aggressività in cui si è trovato coinvolto, fin da piccolo. In entrambi i casi anche la famiglia è chiamata a collaborare nella terapia.

La terapia EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è il trattamento evidence-based per il DPTS (Disturbo da Stress Post Traumatico), validato da più ricerche e pubblicazioni di qualunque altra psicoterapia nel campo del trauma.
E’ molto indicata nei traumi relazionali e interpersonali come quelli che generano le esperienze di bullismo. L’approccio EMDR offre l’occasione di aiutare le vittime a rielaborare l’impatto emotivo degli episodi di bullismo e rafforzare la loro autostima. Al termine di una terapia breve e mirata con l’EMDR le vittime di bullismo riescono a vedere in modo più costruttivo tali esperienze e possono crescere e sviluppare una personalità più ricca e piena di risorse.

E’ possibile lavorare anche con il "bullo", nel caso in cui si abbia questa possibilità per fargli rielaborare gli eventi e i modelli che possono averlo portato a sviluppare un comportamento così aggressivo e traumatizzante, ma anche per fargli sviluppare delle modalità alternative di comportamento. L’obiettivo in entrambi i casi è favorire la gestione delle emozioni e in particolare della rabbia e promuovere la crescita sana e serena che merita, senza alcun dubbio, ogni bambino o adolescente.

Pubblicato su Giornale Tablò, Settembre 2018

Fonti: www.emdr.it

Info e appuntamenti: 3318342131 - 0815201517


Psicologa, Psicoterapeuta, Acerra, Napoli Angela Marchese

Nessun commento Feed RSS per i commenti su questa pagina | Aggiungi un commento

Non ci sono commenti. Sii il primo ad inserire un commento utilizzando il modulo qui sotto.

MADE BY KAPPERO.it WITH