Negli ultimi anni gli psicologi studiano chi si definisce "molto felice". E hanno scoperto che ognuno è responsabile della qualità della propria vita. Per renderla gioiosa bastano pochi ingredienti uguali per tutti. E qualche condimento a scelta...
Circa il 30% della popolazione afferma di essere molto felice e soddisfatto della vita che fa. Su quale base? Per capirlo i ricercatori hanno studiato che cosa contraddistingue i “molto felici”. E, un po’ stupiti, hanno concluso: non sono ricchi, nè bellissimi, e neppure molto intelligenti, non hanno popolarità o potere e nè fanno una vita lussuosa. La felicità non dipende da questi fattori. Secondo Sheldon - Università del Missouri, California - i requisiti della felicità sono invece l’autonomia, la competenza, l’autostima e le relazioni soddisfacenti. A questi fattori, se ne aggiungono altri: essere estroversi, avere un lavoro gratificante, mete personali stimolanti. Questi requisiti sono a loro volta il risultato di due ingredienti di base: l’ottimismo e la stima di se stessi.
L'OTTIMISMO
Essere ottimisti consente di reagire alle avversità, di cercare tenacemente una soluzione, di impegnarsi nel superamento degli ostacoli. Anche le prove più dolorose, fastidiose o faticose vengono affrontate con spirito combattivo se si ha la sensazione di poter esercitare su di esse un qualche controllo. Se ci si sente impotenti, si rischia invece di disperdere ogni opportunità. Scoraggiamento, apatia, passività sono dovuti solo in parte all’entità delle prove con cui dobbiamo confrontarci; come anche fiducia, entusiasmo e determinazione. La differenza sostanziale è in come si guarda la vita. L’ottimismo trasforma le sfide in opportunità, il pessimismo le rende insidie. Martin Seligman ha scoperto come ottimismo e pessimismo non siano innati, ma si apprendano: “E’ un’abitudine di pensiero che impariamo durante l’infanzia e l’adolescenza. Ci spieghiamo ciò che ci capita in base alla visione che abbiamo del nostro posto nel mondo: se siamo ottimisti pensiamo di essere di valore e meritevoli; se siamo pessimisti, ci riteniamo indegni e immeritevoli”.
Terapia anti-pessimismo.
L’autore, inizialmente pessimista, ha sviluppato un modo per riconoscere e smontare i pensieri errati, praticando quello che chiama “ottimismo appreso”. Non si tratta di fantasie consolatorie, ma di abilità da apprendere gradualmente, per tentativi ed errori.
Un sintomo di pessimismo può essere per esempio la scarsa resa scolastica. Può indurre genitori e insegnanti a concludere che lo studente non abbia talento o sia svogliato. Invece può essere il pessimismo a impedirgli di impegnarsi, persistere e rischiare. Le conclusioni negative tratte su di lui peggioreranno la visione che lo studente ha di se stesso, e il suo rendimento ne risentirà ulteriormente. Pigrizia e scarsa intelligenza sono, oltretutto, due tratti che dilagano su tutte le attività e sono permanenti. Per superare questo stato di depressione, il modo migliore è quello di cominciare a considerare ogni singolo insuccesso come un incidente di percorso occasionale: valutarlo così può far sorgere il desiderio di rivincita, di cimentarsi al più presto con la sfida successiva.
L’AUTOSTIMA
Altro ingrediente di base per sentirsi felici è l’autostima, cioè quell’attitudine mentale per cui si ha la sensazione di essere competenti e in grado di gestire la propria vita. L’autostima è lo sguardo che rivolgiamo a noi stessi, e il giudizio che ne deriva è vitale per il nostro equilibrio psicologico. Quando la valutazione è positiva consente di agire efficacemente, di sentirsi bene nella propria pelle, di fare fronte alle difficoltà della vita. Quando invece è negativa, genera sofferenze e fastidi che interferiscono con la quotidianità.
L’autostima è fondata principalmente su tre ingredienti: l’amore per se stessi, la visione che ognuno ha di sé e la fiducia in se stessi.
• Amore di sé. Consiste nel piacersi malgrado difetti e limiti, semplicemente perché una vocina interiore dice che si è degni di amore e di rispetto. Questo amore "incondizionato'' per noi stessi non dipende dalle nostre prestazioni, ma ci consente di fare fronte alle avversità e di riprenderci dopo aver mancato un obiettivo che ci eravamo prefissati. Chi manca di amore di sé, nutre i dubbi sulle proprie capacità di essere apprezzato dagli altri, è convinto di non essere all'altezza, ha un'immagine di sé mediocre anche in caso di successo.
• Visione di sé. È lo sguardo che rivolgiamo a noi stessi, la valutazione, fondata o meno, che diamo delle nostre qualità e dei nostri difetti. Non è importante come siamo realmente, ma come siamo convinti di essere, quali qualità o difetti, potenzialità o limiti, crediamo di avere. Una visione positiva di se stessi è una forza interiore che consente di affrontare le avversità in attesa che la situazione cambi. È alla base di ambizioni e progetti. Chi si valuta in modo negativo spesso è conformista, dipende dall'opinione altrui, ha scarsa perseveranza nelle scelte personali, nutre ambizioni che restano al di sotto delle sue possibilità.
• Fiducia in sé. E’ la conseguenza dell'amore di sé e della visione di sé e si applica soprattutto alle proprie azioni. Consente di osare, perseverare e accettare le sconfitte. Dà la convinzione di essere capaci di agire in modo adeguato nelle situazioni importanti, di essere capaci sul lavoro, apprezzati in società. Consente di terminare ciò che si è intrapreso, di sapere quali sono i propri limiti senza autosvalutarsi. Chi ne manca, di solito è permaloso, contrattacca per difendersi, ha bisogno di rassicurazioni, raramente prende l'iniziativa, si assume pochi rischi, esita, abbandona.
PER ESSERE FELICI BISOGNA IMPEGNARSI, FISSARE DELLE METE E RAGGIUNGERLE.
Una volta conquistati ottimismo e autostima, quali altri ingredienti aggiungere alla propria vita per renderla felice?
• Scegliere gli obiettivi. Contrariamente a quanto si crede, la felicità è nascosta nelle sfide: per essere felici bisogna darsi dei traguardi e raggiungerli. A volte però le idee sono confuse e non è facile individuare che cosa è meglio per sé. Bisogna sfoltire il campo dalle aspettative degli altri, fare l'inventario degli aspetti della vita importanti o desiderabili per noi e fissare un programma per conseguirli. Ciascuno deve assumersi la responsabilità di scegliere che cosa lo rende felice e come ottenerlo. Inoltre non c'è felicità nel raggiungere traguardi che non si sono scelti, o che derivano da paura, senso di colpa o pressione sociale. Se ciò che si sta facendo non è interessante e divertente per sè, è utile chiedersi se vale la pena farne un traguardo.
• Stabilire dei sotto-traguardi. Evitare inoltre i "traguardi generici", come "essere qualcuno": sono irraggiungibili. Le maggiori soddisfazioni si ricavano da mete concrete come "prendere 7 in matematica" o "fare un'ora di palestra al giorno". Se il traguardo sembra troppo lontano, suddividerlo in sotto-traguardi intermedi e darsi dei tempi per raggiungerlo.
• Vivere le emozioni positive. Le emozioni spiacevoli come ansia, aggressività, stress, tristezza, rabbia, paura spesso sono inevitabili e a volte anche utili, ma quando sono estreme, durature o non adatte al contesto sono dannose. E’ utile quindi coltivare le emozioni positive come allegria, interesse, contentezza, umorismo, senso di gratitudine. E’ utile perdonare, non rimuginare su eventi andati male, essere tolleranti, così da appianare le divergenze, aumentare le sensazioni piacevoli e alimentare la propria felicità personale.
• Apprezzarsi. Per essere felici bisogna anche accorgersi di esserlo. E imparare ad apprezzare le cose positive senza darle per scontate. «Ognuno è tanto infelice quanto crede di esserlo» diceva il filosofo latino Seneca. Elenca tutte le cose positive di cui è fatta la tua vita e apprezzale. Impara invece ad accantonare le lacune e le cose dolorose. Se continui a pensarci le ingigantisci e perdi felicità. Per essere felici bisogna saper guardare il bicchiere mezzo pieno. Questo tipo di felicità resterà per sempre.
Pubblicato su ILNOLANO.IT
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