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Roba da... strapparsi i capelli! La tricotillomania

Si tratta di un disturbo del controllo degli impulsi. La persona può strapparsi capelli, ciglia, sopracciglia o barba. Si può uscirne.

Chi soffre di tricotillomania? 

Una persona che, nei momenti in cui è particolarmente nervosa o sovrappensiero, si strappa i capelli, le ciglia, le sopracciglia o la barba, al punto da provocare la comparsa di zone completamente glabre (senza peli). La persona può utilizzare le proprie unghie, le pinzette o perfino specifiche attrezzature mediche.

Il disturbo può comparire ad ogni età, anche se spesso si manifesta nell'infanzia o nell'adolescenza, con un'incidenza maggiore nel sesso femminile. Può subire delle evoluzioni e dei cambiamenti, per esempio i soggetti possono iniziare a strapparsi i capelli e poi passare alle sopracciglia e/o alle ciglia; inoltre il fenomeno può essere transitorio, episodico o continuo e la sua intensità può fluttuare.

In cosa consiste questo disturbo?

La tricotillomania rientra nella sfera della patologia ossessivo compulsiva e consiste in una difficoltà del controllo degli impulsi. L'azione si mette in atto per placare un crescente senso di tensione, nonostante si cerchi di resistere alla tentazione di metterla in atto. Lo strappo di per sé viene vissuto come gratificante, dà sollievo – anche se solo momentaneo - e non si tiene conto delle sue conseguenze estetiche.

Il comportamento viene solitamente attuato in modo automatico, mentre si è indaffarati a fare qualcosa, come leggere un libro, guardare la tv o parlare al telefono. Oppure può essere scatenato da uno stato d’animo negativo o da un periodo stressante.

La perdita di peli o capelli dovuta alla tricotillomania non dipende da situazioni mediche (come problemi dermatologici) o da motivazioni estetiche: chi soffre di questa patologia non lo fa per cambiare il proprio aspetto fisico, anzi, cede a un impulso che per lui o lei è irresistibile.

Non esiste dunque un'unica causa che concorre a provocare la patologia, ma diversi fattori correlati tra di loro: ambientali, psicologici, biologici. Ci sono diversi livelli di gravità del disturbo, le differenze sono date principalmente dall'intensità e dalla continuità del meccanismo: quanto tempo ed energia porta via al soggetto che ne è colpito, il disagio sociale che ne consegue, la difficoltà a stare in mezzo agli altri.

Quali sono le conseguenze?

A lungo termine, questo disturbo può comportare una perdita totale delle sopracciglia, calvizie, o alcune chiazze vuote sul cuoio capelluto o nella barba, ma può determinare anche danni alla pelle. 
Per correggere questi esiti antiestetici il soggetto può ricorrere al camuffamento con cappelli, parrucche, strane acconciature, trucco, ciglia finte. In alcuni casi le persone possono ricorrere al tatuaggio estetico per riprodurre le sopracciglia. 

Le conseguenze più importanti sono però sul piano psicologico: l’individuo inizia ad evitare progressivamente i rapporti interpersonali, ritirandosi dalle relazioni intime o dal lavoro, fino ad arrivare ad un vero e proprio isolamento per l’imbarazzo e il senso di colpa. Questa condizione porta spesso a un calo dell’autostima e allo sviluppo di ansia e depressione.

Come si può curare?

Come molti disturbi del comportamento, la tricotillomania può essere trattata efficacemente con la psicoterapia, meglio se centrata sul sintomo. Il trattamento deve avere come obiettivo quello di aiutare i pazienti a riconoscere i pensieri, i sentimenti e i fattori scatenanti l’atto di tirarsi i capelli. Questa consapevolezza permette la sostituzione del comportamento dannoso con azioni alternative positive. Nei casi più gravi può essere associata la terapia farmacologica per diminuire l’ansia, la depressione e i sintomi ossessivo-compulsivi che accompagnano la tricotillomania. In combinazione con psicoterapia e farmaci, sono utili anche le tecniche di rilassamento per imparare a modulare l’impulso a tirarsi i capelli.

Pubblicato su Tablò - Giornale di Acerra - Aprile 2015



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