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Cibo ed emozioni: un rapporto difficile

Il cibo condiziona i nostri stati d’animo e viceversa le nostre emozioni condizionano la nostra alimentazione. Come costruire un rapporto più equilibrato

A chi non è capitato di cercare e trovare conforto e consolazione, in momenti di tristezza, di stanchezza, di stress, o di noia, in una fetta di torta o in una cioccolata? E chi non ha invece sperimentato nella vita il senso di deprivazione imposto da una dieta per perdere i chili di troppo, magari in vista della fatidica prova costume o per riuscire a indossare quel vestito diventato ormai troppo stretto? Il cibo condiziona i nostri stati d’animo e viceversa le nostre emozioni condizionano la nostra alimentazione. Come costruire un rapporto più equilibrato

Mangiare non significa semplicemente soddisfare la sensazione fisica della fame. Non si mangia solo per placare il brontolio dello stomaco, ma sempre più frequentemente per soddisfare o mettere a tacere le proprie emozioni.

Fin dall'antichità il cibo porta con sé una serie di dinamiche sociali di condivisione e di socievolezza che hanno costituito le basi per l’originarsi delle prime comunità di persone. Il cibo viene da sempre usato per festeggiare, come strumento per contrastare la noia e la depressione e come oggetto consolatorio nei momenti più tristi. Premiarsi con un cibo sfizioso al termine di un impegno faticoso rientra nei comportamenti normali che un individuo può mettere in atto. Il problema si presenta quando le abitudini alimentari legate agli stati emotivi della persona mettono a rischio la sua salute psico-fisica.


Dieta e fame nervosa

Un programma di dimagrimento o il mantenimento di un rapporto alimentare equilibrato spesso subisce l’interferenza della “fame nervosa”. Incapaci di affrontare le emozioni che nascono in noi, mangiamo per dare sfogo alla rabbia, al dolore o anche solo per attirare l’attenzione dell’altro su di noi.

ll cibo viene usato come un analgesico, come mezzo per reagire ad emozioni negative, allontanando l’attenzione da quegli stati emotivi che ci riesce difficile tollerare. Ci si focalizza sulle immediate conseguenze piacevoli dovute all’assunzione di un cibo particolarmente gustoso e che in qualche modo, seppure per un tempo breve, riesce a placare l’ansia. Per trovarci poi a gestire ulteriori emozioni spiacevoli, come il senso di colpa per aver mangiato troppo o la vergogna per non essere stati in grado di superare un momento di disagio senza ricorrere al cibo.


Disturbi alimentari

Queste modalità erronee di affrontare le emozioni negative non eliminano le cause che stanno all'origine dei vari problemi emotivi e, al contrario, determinano un’amplificazione del disagio.  
Ecco perché, negli ultimi anni, si stanno sviluppando in maniera sempre più consistente, tra le nuove forme di dipendenza, anche le dipendenze dal cibo. Questi fenomeni di abuso nel consumo di alimenti, vanno dal semplice eccesso (ad esempio l’abbuffata) fino ad arrivare alla vera e propria patologia.

Anoressia, bulimia, ortoressia sono forme di disagio che si stanno diffondendo a macchia d’olio, insinuandosi subdolamente nella psiche delle persone più fragili. Anche l’obesità, sebbene venga ancora trattata prevalentemente con interventi chirurgici mirati a ridurre la possibilità di introdurre grosse quantità di cibo, certamente ha a che fare con l’assetto emotivo del soggetto. Non a caso, di solito, le persone che hanno un rapporto sbagliato con il cibo, sono persone piuttosto sensibili, emotive, facilmente vittime delle loro stesse emozioni.

Ad aggravare la situazione, almeno nei paesi industrializzati, il costante bombardamento pubblicitario di prodotti dimagranti affiancati a modelli di bellezza improponibili alternati alle cattive abitudini del cosiddetto "cibo spazzatura" unitamente a programmi televisivi, libri e riviste dedicati alla cucina e ai più rinomati chef del panorama mondiale. Tutto questo crea un profondo disorientamento nelle persone e una difficoltà ad aderire a modelli positivi ed equilibrati.


Ascolto di sè e gestione delle emozioni

Per avere un controllo maggiore su se stessi e per meglio convivere con le proprie emozioni, è utile maturare una buona consapevolezza del proprio rapporto con il cibo. Imparare a conoscersi attraverso domande del tipo: quali cibi consumiamo di più e quali evitiamo? diamo al cibo un valore emotivo? Lo usiamo per sentirci appagati o, al contrario, ce ne priviamo per sentirci “forti”? Il cibo è per noi un’arma da usare per allontanarci dagli altri o per cercare aiuto? Pensiamo che soltanto con un totale controllo del peso potremmo essere amati?

Sia nei casi di fame nervosa o alimentazione incontrollata sia nei casi di astensione dal cibo è molto utile registrare situazioni, emozioni e pensieri che accompagnano il nostro comportamento alimentare, una sorta di diario in cui descrivere ad es. cosa è successo prima e dopo il comportamento che vogliamo migliorare. Insieme ad uno psicoterapeuta possiamo poi imparare a leggere i motivi per cui incorriamo in tali comportamenti e, sulla base di questi, progettare un percorso di trattamento mirato e specifico.



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